Cineforum

 

Ciclo CINEMA PALESTINA

Domenica 16 dicembre ore 21.00
“Five broken cameras” di Emad Burnat e Guy Davidi (2011)
Ingresso libero

La Palestina combatte contro un dominio coloniale. Una resistenza non solo di natura politica e militare, ma anche culturale, poiché qualunque potenza imperialista, come quella formata dal binomio Israele-USA, mira innanzitutto a cancellare l’identità dei popoli che vuole dominare. Allora il cinema diventa un modo di affermare tale identità, ricostruendo la propria storia e i propri stati d’animo, laddove agenti esterni li vorrebbero distruggere; un mezzo che il popolo palestinese ha sempre utilizzato con diversi impianti e modalità per manifestare il proprio diritto a esistere. In questa rassegna cinematografica ci concentreremo, in particolare, sulla seconda generazione di registi, caratterizzata da un approccio umano, quotidiano e immaginativo alla materia. Un approccio che raggiunge una perfetta sintesi tra contenuto e forma, politica e arte, in cui resta comunque evidente la volontà di utilizzare il cinema come arma culturale per la difesa e ricomposizione di se stessi in quanto popolo e nazione. Aspetti comuni a queste tre opere che proietteremo in lingua originale coi sottotitoli in italiano.

Domenica 2 dicembre, ore 21:00 – “When I saw you” di Annemarie Jacir (2012)

Domenica 9 dicembre, ore 21:00 – “Leila’s birthday” di Rashid Masharawi (2008)

Domenica 16 dicembre, ore 21:00 – “Five broken cameras” di Emad Burnat e Guy Davidi (2011)

 

Five broken cameras
Con cinque telecamere, tante quante l'esercito israeliano gli ha rotto, Emad Burnat racconta la costruzione del muro decisa nel 2005 da Ariel Sharon, con la conseguente confisca dei terreni e degli uliveti appartenti ai palestinesi. Da allora ogni venerdì a Bili’n si tengono manifestazioni di protesta che spesso finiscono in tragedia per la reazione dei soldati israeliani. Proprio in seguito all’uccisione di un amico, colpito in pieno petto da un lacrimogeno, Burnat decide di utilizzare la prima telecamera, acquistata inizialmente col solo scopo di filmare la crescita dei figli, per denunciare la violenza nei confronti dei suoi concittadini. Il risultato è questo coraggioso documentario, vincitore nel 2012 del Sundance Film Festival di Robert Redford, che porta anche la firma di Guy Davidi, filmaker attivista israeliano, diventato amico di Burnat durante i mesi in cui si trovava a Bili’n per raccogliere materiale sugli effetti perversi dell’occupazione.

11 dicembre 2018

 

Domenica 9 dicembre ore 21.00
“Laila's Birthday” di Rashid Masharawi
Ingresso libero


Abu Laila - giudice che per vivere si trova costretto a fare il tassista - è un uomo ordinario, preciso, diligente, quasi maniacale nei suoi rituali. Il giorno del compleanno della figlia, promette a quest'ultima di festeggiarla al suo ritorno a casa. Nel frattempo, si scontra con tutti i paradossi possibili della società palestinese: l'incapacità della politica di farsi carico dei problemi della gente, la polizia, il sistema giudiziario, gli attacchi israeliani. Mentre intorno a lui si scatena il finimondo, Abu Laila è determinato a trovare un regalo per la figlia. Cerca a tutti i costi una normalità…

5 dicembre 2018

 

Domenica 2 dicembre ore 21.00
“When I saw you” di Annemarie Jacir
Ingresso libero

Nel 1967, mentre nel mondo soffiano nuovi venti di speranza, la sconfitta degli Stati arabi riunitisi per liberare la Palestina porta all'occupazione della Cisgiordania e della striscia di Gaza da parte dell'esercito israeliano. Centinaia di migliaia di palestinesi che vivono in questi territori sono costretti a cercar rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. L'undicenne Tarek trova ospitalità nel campo di Harir in Giordania, dove arriva insieme alla madre Ghaydaa dopo essere stati separati dal padre Ghassan. Inquieto e insofferente di fronte alla miseria della nuova vita, Tarek sogna un giorno di ricongiungersi col padre, e l'incontro con un gruppo clandestino di combattenti armati palestinesi lo spinge a una forte presa di posizione.

28 novembre 2018

 

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TROPA DE ELITE - 1 e 2

Domenica 25 novembre, ore 21.00
“Tropa de Elite 2 – Il nemico è un altro” di José Padilha
Ingresso libero

Nelle favelas di Rio de Janeiro, luoghi abbandonati dalle istituzioni, incapaci di garantire i più elementari servizi – dalle fognature alla corrente elettrica – a partire dagli anni Ottanta, gruppi di narcotrafficanti hanno preso il controllo del territorio, formando un vero e proprio Stato nello Stato. Da allora i ‘favelados’ si sono trovati al centro di un conflitto estremamente complesso, aggravato dalla corruzione della polizia (prima fornitrice di armi ai criminali) e dalle sue inadeguatezze strutturali, retaggio del passato coloniale del Brasile e della dittatura militare (1964-1984). Caratteristiche che hanno favorito la nascita delle milizie, altro aspetto del crimine organizzato, i cui protagonisti non sono narcotrafficanti, ma poliziotti i quali, in cambio di ‘protezione’ e della fornitura di altri servizi nelle favelas – per esempio, il gas – estorcono denaro alla popolazione, nonché voti per far eleggere i deputati con cui hanno stipulato degli accordi.
Il regista José Padilha, nativo di Rio de Janeiro, affronta queste tematiche attraverso due film incentrati sul BOPE, il battaglione per le operazioni speciali della Polizia Militare. Lavori in cui la profondità dei contenuti si accompagna a una trama robusta, scandita da una regia estremamente agile, in grado di tenere lo spettatore in un costante stato di suspense.
Nel primo (Orso d'oro per il miglior film al Festival di Berlino del 2008), il conflitto viene illustrato in maniera orizzontale, prendendo spunto dalle testimonianze del maggiore André Batista e del capitano Rodrigo Pimentel, ex membri del BOPE, i quali, insieme all’antropologo Luiz Eduardo Soares, sono gli autori del libro “Elite da Tropa”, pubblicato nel 2006. In questo caso, a essere sotto accusa sono soprattutto gli spacciatori e i consumatori di droga.
Nel secondo, ispirato ai risultati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle milizie, coordinata nel 2007 dal deputato del Psol (Partido socialismo e liberdade) Marcelo Freixo, l’analisi viene verticalizzata per illustrare le responsabilità della polizia e della classe politica nella situazione disastrosa delle favelas. Dimodoché a un quadro impietosamente dettagliato della società brasiliana si unisce una microfisica del potere dal carattere universale.

Domenica 18 novembre, ore 21:00 – “Tropa de Elite – Gli squadroni della morte” di José Padilha (2007)

Domenica 25 novembre, ore 21:00 – “Tropa de Elite 2 – Il nemico è un altro” di José Padilha (2010)

14 novembre 2018

 

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IN-giustizia

Domenica 28 ottobre, ore 21.00
“Nel nome del padre” di Jim Sheridan
Ingresso libero

 

Domenica 21 ottobre, ore 21.00
“Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo
Ingresso libero

 

Charlestown, 23 agosto 1927. Dopo sette anni di udienze e a distanza di sette minuti l’uno dall’altro, Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono giustiziati sulla sedia elettrica per l’omicidio di un cassiere del calzaturificio “Slater and Morril” e di una guardia giurata nel corso di una rapina. A nulla valsero le manifestazioni a sostegno dell’innocenza di Nick e Bart, come venivano chiamati dai più, né la confessione di Celestino Madeiros, vero responsabile del crimine. Sacco e Vanzetti erano due anarchici, conosciuti dall’FBI per il loro coinvolgimento in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra.

Guilford, 5 ottobre 1974. L’IRA fa esplodere una bomba in un pub frequentato da membri dell’esercito inglese, provocando la morte di cinque persone. Per il fatto vengono accusati Gerry Conlon, Paul Hill, Carol Richardson e Paddy Amstrong, divenuti famosi come i Guilford Four, nonché un’intera famiglia di parenti di Conlon, residenti a Londra, poi conosciuti come Maguire Seven. Tutti costoro, nonostante le prove debolissime, se non inventate, a sostegno della loro colpevolezza e le testimonianze a loro favore, come quella di un barbone che li scagionava completamente, dovettero scontare tra i quindici e i sedici anni, dopo essere stati costretti a confessare sotto tortura. Giuseppe Conlon, padre di Gerry, in particolare, non venne mai liberato, poiché morì in carcere alla fine del terzo anno di reclusione. Eventi resi possibili dall’istituzione delle Diplock Courts a partire dal 1973, tribunali speciali che prevedevano l’ampliamento dei poteri di arresto e perquisizione in capo alla polizia, il prolungamento del fermo fino a sette giorni, senza l’obbligo di fornire alcuna giustificazione da parte dell’autorità giudiziaria, la presunzione di colpevolezza nel caso di possesso illegale di armi, l’accettazione di testimonianze senza interrogatori e confronti e la facoltà di limitare la libertà di spostamento nei territori del Regno Unito. Solo dopo quindici anni si riuscì a far riaprire il caso, e tutti furono assolti.

Ciò che lega queste due storie è evidente: l’ingiustizia subìta da chi si è trovato coinvolto in un vero e proprio processo politico, in cui il fatto di essere innocenti rispetto ai crimini contestati passa in secondo piano di fronte alla necessità manifestata dal potere di conservarsi e affermare il proprio dominio. Ne parleremo nell’ambito della proiezione dei due film che Giuliano Montaldo e Jim Sheridan hanno rispettivamente tratto dalle vicende di Sacco e Vanzetti e dei Guilford Four.

Domenica 21 ottobre, ore 21:00 – “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo

Domenica 28 ottobre, ore 21:00 – “Nel nome del padre” di Jim Sheridan

16 ottobre 2018

 

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Domenica 14 ottobre, ore 21.00
“Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Si riparte dopo la chiusura estiva, e con un film importante.

Roma, 22 ottobre 2009. Il trentunenne Stefano Cucchi esala l’ultimo respiro in una stanza del reparto detentivo dell'ospedale Sandro Pertini, mentre si trova in custodia cautelare, dopo essere stato arrestato una settimana prima per spaccio. Al momento della morte, dovuta a una marcata ipoglicemia, presenta numerosi traumi da percosse per cui sono imputati per omicidio preterintenzionale tre agenti di polizia penitenziaria (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici), mentre l’accusa ai sei medici del Sandro Pertini che avevano la responsabilità nei confronti di Cucchi (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti e Flaminia Bruno) è inizialmente di abbandono di incapace, poi derubricata a omicidio colposo. In seguito all'assoluzione di tutti - medici e agenti - vengono incriminati i carabinieri Francesco Tedesco, Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi, in servizio al Comando Stazione di Roma Appia all'epoca dei fatti.
Fin dall'inizio, grazie all’attivismo della sorella di Stefano, Ilaria, l’attenzione mediatica sul caso è estremamente elevata. Tant’è che già nel 2011 esce il documentario di Maurizio Cartolano “148 Stefano – Mostri dell’inerzia”, col patrocinio di Amnesty International e Articolo 21, mentre il saggio-inchiesta “Malapolizia” di Adriano Chiarelli, pubblicato anch’esso nel 2011, dedica alla vicenda notevole spazio. Ma il film di Alessio Cremonini “Sulla mia pelle” (2018) è il primo caso in cui il mezzo cinematografico viene utilizzato per una ricostruzione fedele degli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi, i quali divengono oggetto di un’opera coraggiosa, che esula dalla retorica della mela marcia, poiché a essere sotto accusa è l’intero sistema detentivo. Come sottolineato dalla redazione di InfoAut, infatti, il grande merito del regista romano sta soprattutto nel porre all’attenzione del pubblico una questione politica. Cosicché parlare di Cucchi significa parlare anche di tutte le altre morti avvenute nelle carceri italiane per ‘motivi non accertati’ – 172 solo nel 2009.

8 ottobre 2018

 

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The bitch is dead

Domenica 17 giugno, ore 21.00
“Grazie, signora Thatcher” di Mark Herman
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Ultimo appuntamento del ciclo "The bitch is dead" con "Grazie, signora Thatcher".
Nel 1989 le politiche della Thatcher hanno già ridotto sul lastrico migliaia di persone. Dopo il fallimento dello sciopero del 1984, gli animi dei lavoratori hanno subìto un duro colpo, e ora è difficile, tra gli abitanti di Grimley (cittadina immaginaria dello Yorkshire, chiamata a rappresentare la decadenza di tutte le sue gemelle realmente esistenti nell’Inghilterra settentrionale, nel Galles e nella Scozia), trovare qualcuno che non si sia rassegnato alla sconfitta. Motivo per cui quasi tutti gli appartenenti alla banda musicale della miniera si chiedono che senso abbia continuare a suonare, visto che presto le attività estrattive cesseranno. Ma Danny, il direttore d’orchestra, non è dello stesso parere…

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The bitch is dead

Domenica 10 giugno, ore 21.00
“Pride” di Matthew Warchus
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Secondo appuntamento del ciclo "The bitch is dead" con "Pride".
Londra, 1984. Mark Ashton, attivista gay e membro della Young Communist League, propone di creare il gruppo Lesbians & Gays Support the Miners per raccogliere fondi da devolvere ai minatori in sciopero contro le politiche vessatorie della Thatcher. In particolare, entrano in contatto coi lavoratori di Onllwyn, un paesino del sud del Galles. La teoria alla base del pensiero di Mark è che omosessuali e minatori siano vittime dello stesso sistema; quindi perché non allearsi per contrastarlo? Ma non tutti sono d’accordo...

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The bitch is dead

Domenica 3 giugno, ore 21.00
“Full Monty” di Peter Cattaneo
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Il 1979 è un ‘annus horribilis’ per i lavoratori della Gran Bretagna. Segna, infatti, l’insediamento di Margaret Thatcher a Westminster in qualità di Primo ministro. Le sue riforme economiche di stampo neoliberista precarizzano il lavoro, deregolamentano il mercato, privatizzano aziende statali. Risultato: un’enorme massa di disoccupati provenienti soprattutto dal settore minerario, ferroviario e siderurgico. Solo nel 1990 la Thatcher si dimette da Primo ministro e leader del Partito conservatore, ma ormai la frittata è fatta. Gli undici anni e mezzo del suo governo producono, infatti, un cambiamento tanto profondo nel tessuto sociale britannico da riverberarsi anche nel presente. Cambiamento di cui sono perfettamente consapevoli tutti quegli inglesi, scozzesi e gallesi scesi in piazza nel 2013 a festeggiare la sua dipartita all’insegna del motto: “The bitch is dead”. Ma – accanto alla distruzione del welfare, alla guerra delle Falkland, alla morte per inedia di Bobby Sands e altri nove militanti dell’IRA e dell’INLA nel carcere di Long Kesh, nonché all’introduzione della poll tax – una nota positiva c'è. Di una cosa, infatti, bisogna dare atto alla Thatcher: ha fatto molto per il cinema britannico. Registi come Ken Loach, Mike Leigh, Peter Cattaneo, Mark Herman o Matthew Warchus hanno dato il loro meglio rappresentando e denunciando, spesso in forma di commedia, l'impoverimento di generazioni e l'aumento di diseguaglianze sociali causato dalle sue politiche. Dunque, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno, grazie, signora Thatcher.

Domenica 3 giugno, ore 21:00 – “Full Monty” di Peter Cattaneo

Domenica 10 giugno, ore 21:00 – “Pride” di Matthew Warchus

Domenica 17 giugno, ore 21:00 – “Grazie, signora Thatcher” di Mark Herman

Nel 1997 Sheffield, un tempo polo industriale dello Yorkshire, ha già subìto quel declino dovuto alla cosiddetta crisi dell’acciaio degli anni Ottanta, a cui molto contribuirono le privatizzazioni del governo Thatcher e il rifiuto di dare sussidi statali alle imprese in perdita. In questo contesto, un gruppo di ex dipendenti di un’acciaieria, ormai disoccupati, cercano disperatamente un modo di sbarcare il lunario. L’idea è di Gaz, il quale, tra l’altro, ha un figlio a semi-carico, che rischia di essergli portato via dall'ex moglie: e se organizzassero uno spogliarello per donne? Tanto ‘in mutande’ ci sono già rimasti comunque…

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Francia in noir

Domenica 27 maggio, ore 21.00
“Ascensore per il patibolo” di Louis Malle
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Ultimo appuntamento del ciclo, e non poteva essere con “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle.
Julien e Florence, una coppia di amanti, organizzano l'omicidio di Simon, marito di lei e importante industriale, arricchitosi con le forniture belliche nelle guerre di Indocina e Algeria. Ma, a causa di una serie di imprevisti, Julien rimane bloccato nell'ascensore del palazzo in cui ha appena commesso il delitto. Nel frattempo, Louis e Véronique rubano la sua auto, una 'ragazzata' che finisce per avere risvolti tragici. Primo film di Louis Malle, che all'epoca della sua uscita aveva solo venticinque anni, "Ascensore per il patibolo" (1958) è una perla nera del cinema francese, in cui la suspense e le atmosfere cupe si vestono della splendida colonna sonora di Miles Davis.

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Francia in noir

Domenica 20 maggio, ore 21.00
“Il clan dei siciliani” di Henri Verneuil
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Al terzo appuntamento del ciclo siamo con Henri Verneuil il suo "Il clan dei siciliani". Il rapinatore e pluriomicida Roger Sartet, dopo essere evaso grazie all’aiuto della banda di Vittorio Malanese, propone a quest’ultimo il colpo del secolo: impadronirsi dei gioielli di una mostra itinerante. Ma per farlo dovranno superare non poche difficoltà, senza contare che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo… Tratto dall’omonimo romanzo di Auguste Le Breton, “Il clan dei siciliani” è un vero e proprio kolossal, in cui le atmosfere cupe del polar francese e la spettacolarità del noir americano si fondono in una sintesi perfetta. A impreziosire il tutto, la presenza nel cast di mostri sacri del genere quali Jean Gabin, Lino Ventura e Alain Delon, nonché la colonna sonora di Ennio Morricone, sempre puntuale nel descrivere situazioni e stati d’animo.

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Francia in noir

Domenica 13 maggio, ore 21.00
“I diabolici” di Henri-Georges Clouzot
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Per il secondo appuntamento del ciclo, un classico di Henri-Georges Clouzot: “I diabolici”. Stufe di subire le vessazioni di Michel, dispotico e avaro direttore di un collegio, Christina e Nicole, rispettivamente moglie e amante del primo, decidono di ucciderlo. Il piano, che prevede di annegare Michel nella vasca da bagno e poi gettare il corpo in piscina, in modo da simulare un incidente, va a buon fine. Tuttavia strani eventi iniziano a verificarsi nel collegio, a partire dalla sparizione del cadavere. Possibile che Michel non sia davvero morto? O è il suo fantasma a lasciare dietro sé tracce sempre più evidenti? Con questo noir che strizza l’occhio all’horror, liberamente tratto dal romanzo “Celle qui n’était plus” di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, Henri-Georges Clouzot realizza un capolavoro di scatole cinesi, da cui trae linfa una costante del suo cinema: smascherare la crudeltà e l’ipocrisia della provincia francese.

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Francia in noir

Domenica 6 maggio, ore 21.00
“Frank Costello faccia d’angelo” di Jean-Pierre Melville
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

“I personaggi dei noir sono spesso sgradevoli, misogini, perversi, ma vengono percepiti dal pubblico come ‘veri’ e i loro incubi come molto vicini alla realtà; i personaggi di molti film di altri generi, a confronto, non sembrano che delle marionette”. Basterebbero queste parole di James Naremore a far capire quale grande valore abbia la filmografia nera nella storia del cinema mondiale. In Europa sono soprattutto registi francesi – Jean-Pierre Melville, Henri Verneuil, Jacques Becker, Henri-Georges Clouzot, José Giovanni, Jacques Deray, Yves Boisset, René Clément, Louis Malle, solo per citarne alcuni – a farsi portavoce di tale lezione, filtrandola ognuno attraverso la propria sensibilità. Non che prima non esistessero nello Stato transalpino esempi di film in cui non figurassero elementi del noir (basti pensare ad alcune pellicole del Realismo poetico o, ancora prima, alla trasposizione cinematografica di personaggi come Fantômas o Lupin), ma è a partire dagli anni Cinquanta che questo genere inizia ad assumere connotati più specifici. Per imparare a conoscerlo e apprezzarlo, proponiamo qui quattro capolavori in cui l’atmosfera cupa, il ruolo del Male, l’ambiguità morale, la solitudine dei personaggi, nonché la loro vocazione alla sconfitta, dimostrano la sua diretta discendenza dalla tragedia.

Domenica 6 maggio, ore 21:00 – “Frank Costello faccia d’angelo” di Jean-Pierre Melville

Domenica 13 maggio, ore 21:00 – “I diabolici” di Henri-Georges Clouzot

Domenica 20 maggio, ore 21:00 – “Il clan dei siciliani” di Henri Verneuil

Domenica 27 maggio, ore 21:00 - "Ascensore per il patibolo" di Louis Malle

Frank Costello (Jef nella versione originale), sicario professionista, viene assoldato per uccidere il proprietario di un nightclub. L’azione riesce, ma Frank viene arrestato insieme ad altri quattrocento sospettati. La pianista Valérie potrebbe identificarlo, eppure non lo fa. Nel frattempo, i mandanti dell’omicidio, sentendosi minacciati dalle attenzioni della polizia nei confronti di Frank, decidono di eliminarlo. La solitudine del protagonista – una sorta di samurai, come suggerisce il titolo originale del film “Le Samourai” – braccato sia dai criminali che dalle forze dell’ordine, diventa così metafora della condizione dell’Uomo moderno. In che modo egli potrebbe salvarsi?

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La Magia secondo Woody Allen

Domenica 29 aprile, ore 21.00: “Alice”
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Per il terzo appuntamento del ciclo abbiamo scelto "Alice". Personaggio chiaramente ispirato all'omonimo di Lewis Carroll, Alice è una donna appartenete all’alta borghesia newyorkese, la quale, spronata da un’amica, si reca da un medico cinese per guarire il suo mal di schiena. Questi, però, dopo averla visitata, le rivela che il fisico non c’entra, il problema è il cuore nel senso che, a causa della sua educazione cattolica, Alice è estremamente repressa. Per questo motivo, pur non amando più il marito, fatica ad accettare l’attrazione che prova per Joe, un sassofonista. Il medico le fa assumere, dunque, delle erbe, ognuna con una specifica funzione, per mezzo delle quali Alice intraprende un viaggio alla scoperta di sé…

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La Magia secondo Woody Allen

Domenica 22 aprile, ore 21.00: “La rosa purpurea del Cairo”
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Per il secondo appuntamento del ciclo "La Magia secondo Wody Allen" ci spostiamo nel New Jersey. Il periodo storico è quello della Grande Depressione. Cecilia fa la cameriera in un bar, ma è maldestra e per questo si attira i continuamente i rimproveri del padrone. A casa non va meglio, visto che il marito la tratta come una schiava. L’unica consolazione è il cinema, dove per qualche ora riesce a dimenticare le brutture della sua vita. Il film che vede più spesso è “La rosa purpurea del Cairo”, da cui Tom Baxter, uno dei personaggi, ‘evade’ per incontrarla. Ma Gil Shepard, l’attore che lo interpreta, viene a sapere dell’accaduto e inizia a dargli la caccia. In questo modo, conosce anche lui Cecilia, la quale si trova improvvisamente corteggiata da entrambi…

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La Magia secondo Woody Allen

Domenica 15 aprile, ore 21.00: “Magic in the mooonlight”
Proiezione aperta a tutti, ingresso libero

Lungi dall’essere un semplice umorista, Woody Allen si è sempre contraddistinto per la profondità dei temi affrontati nei suoi film quali il rapporto dell’Uomo con la morte; il sentimento dell’assurdo determinato dalla consapevolezza di vivere in un mondo privo di valori assoluti e la riflessione sulla morale che ne deriva; la sessualità come forza emancipatrice, ma anche fonte di molteplici nevrosi. In questa rassegna cinematografica, abbiamo deciso di concentrarci sul ruolo che riveste la magia nella sua poetica. Se è vero, infatti, che il regista newyorkese ha manifestato più volte una spiccata idiosincrasia nei confronti della religione, meno netta è la sua posizione riguardo al soprannaturale svincolato da poteri istituzionali. È giusto mentire alle persone, se ciò serve a farle sentire meglio, o bisogna sempre raccontare loro la verità, anche nel momento in cui questa risulti inaccettabile? È davvero possibile vivere in maniera totalmente razionale? L’amore, il cinema, l’arte non sono altrettante forme di illusione? Queste e altre domande vengono sollevate da Woody Allen nei film qui proposti.

Domenica 15 aprile, ore 21.00 – “Magic in the mooonlight”

Domenica 22 aprile, ore 21.00 – “La rosa purpurea del Cairo”

Domenica 29 aprile, ore 21.00 – “Alice”

Il nostro primo appuntamento vede come protagonista un personaggio chiaramente ispirato a Houdini, Stanley Crowford, illusionista di fama internazionale, implacabile nel smascherare gli imbrogli di sedicenti medium. Per lui è inammissibile l’esistenza di un mondo ultraterreno. I suoi modelli sono Nietzsche e Darwin. Ma tutte le sue convinzioni vengono messe in discussione dall’incontro con Sophie Baker, la quale sembra possedere autentiche doti di sensitiva…

 

 

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