L'infedeltà: infedeltà e amore

 

Amore e fedeltà. Infedeltà e amore. La logorante incertezza di un rapporto che si vorrebbe invariato negli anni. Il desiderio di una storia che possa continuare a rinnovare le emozioni degli inizi, e la consapevolezza della sua impossibilità. Il cinismo di chi crede nella periodicità degli amori. Il romanticismo inutile di chi si ostina a tenere in vita una relazione che ha perduto da tempo la freschezza originaria. In questo suo lucido romanzo dalla trama mirabilmente orchestrata, Walter G. Pozzi fa un’analisi a tutto tondo dell’infedeltà, scandagliando i più svariati e variabili atteggiamenti di chi ama, o crede di amare. Mano a mano che procede nella sua narrazione, Pozzi agita le acque, le rende sempre più torbide, fino ad annullare totalmente la trasparenza di coloro che considerano il rapporto a due come un monolito inscalfibile. Ed è così che i ruoli si ribaltano, inaspettatamente, spontaneamente, contro ogni rigido principio che nella realtà non trova mai una facile applicazione. Nel suo romanzo Walter Pozzi non dà spazio a risposte o a dimostrazioni; per lui l’unica tesi di qualche respiro è quella che avvalora l’ambiguità, della vita e dell’amore. E poi la lezione di Zenone, per cui Achille non raggiungerà mai la tartaruga. L’infedeltà è il romanzo di chi almeno una volta nel corso della sua esistenza si è chiesto se sia possibile amare una sola persona. E dunque è il romanzo di tutti.

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Rassegna stampa

La Repubblica veneta
L'infedeltà: amare per sempre
di Mattia Signorini

È possibile amare per sempre? Tenere stretto al cuore quel sentimento che nessuno riesce a descrivere, che spezza le parole e blocca i pensieri? E soprattutto, è giusto chiamare amore una passione che, per la maggior parte dei casi, ha la stessa forza e velocità nel passare di una stella cometa?
Pozzi ci presenta un libro che definire prezioso è riduttivo. Un libro che non contiene risposte, ma regala all’anima una zattera per affrontare i problemi, navigarci sopra a gran velocità, e sfidarli nella loro struttura più intima. Il titolo a fatica riesce a definire la grandezza di pensiero contenuta nelle oltre duecento pagine di splendida filosofia: non si parla solo dell’infedeltà, del tradimento come atto in sé. Per Pozzi non esistono solo il bianco e il nero; pagina dopo pagina ci insegna che le stesse sfumature di grigio si possono colorare e, di nuovo, ritornare opache come le nostre nuvole in dicembre.
È la storia di Marzio, Chiara, David e Norma. Quattro personaggi che l’autore tratteggia a tutto tondo, mostrando di ognuno le debolezze e i punti di forza, superando la semplicità dello stereotipo, a favore di una complessità di contenuto che difficilmente le pubblicazioni che negli ultimi anni hanno occupato gli scaffali delle librerie sono riuscite a raggiungere. Ma il punto forte è la narrazione. La velocità della narrazione. Che non è mai pesante. Non annoia. Nemmeno un attimo. Gli avvenimenti non vengono presentati lineari, a farla da padrone sono le digressioni, che si innestano talmente limpide da non ritenerle neppure tali: quante volte leggendo romanzi avete socchiuso gli occhi quando si presentavano pagine intere sul passato dei protagonisti, che avevano solo la funzione di caratterizzarli meglio, e far annoiare il lettore? Qui non accade. Già dai primi capitoli nasce un tumulto che scava nel nostro io più profondo, lo stesso tumulto che ci porta a dire speriamo di conoscere ogni aspetto delle vite, dei segreti, e dei pensieri di quei quattro che cercano di capirsi e di capire ciò che gira loro attorno.

Il passato è la chiave che aiuta a svelare il presente, il punto critico in cui la loro vita, se da una parte si è arenata, dall’altra corre impetuosa verso una risposta che non si riesce a trovare. Certo che il presente è la somma non solo del passato, ma anche delle aspettative che il futuro crea. Così Marzio si chiede come sarà il suo domani con Chiara, se ci sarà, e se varrà la pena viverlo. Norma che vorrebbe creare una famiglia con David, si trova di fronte ad un uomo che nella determinazione delle cose vede solo un giogo dal quale è impossibile scappare.
È attraverso i suoi protagonisti che l’anima impeccabile di Pozzi non si ferma. È davvero così scontato conoscere ogni aspetto del nostro partner, o solo siamo riusciti a svelare il ruolo che assume quando è con noi? L’amore tra due persone scaturisce da un’intesa intensa e inconoscibile, o è frutto di un bisogno che ci porta a crederlo tale? E ancora, restando sempre fedeli ad un’unica persona, si risponde ad un’esigenza personale, o ad un condizionamento dato dalla società che violenta il nostro modo di agire?
Il libro non risolve tutti questi interrogativi, ma ci pone sulla strada della consapevolezza. Profondo, ironico e pungente, lascia al lettore le conclusioni più giuste da trarre, e allega, tra le righe delle sue pagine, un valido sussidio per imparare a vivere e guardare il mondo con occhi diversi.

La Piazza (Rovigo)
L'infedeltà: dubbi e non
di Lisa Viselli

Il libro di Pozzi, ha inizio con un viaggio, metafora della vita, ma è proprio di vita che si parla all’interno del romanzo: l’infedeltà è indagata non solo a livello di coppia, ma anche all’interno dell’intimo rapporto con il nostro io. In un coacervo di comportamenti, imposti o voluti, la nostra sfida rimane la ricerca della vera identità, ritorno all’autenticità.
Il libro infatti si articola sulle diverse contraddizioni che colpiscono i personaggi chiamati a duellare con la verità che rimette in gioco tutto. L’amore ci porta a percorrere, inevitabilmente, due binari morti, il passato e il futuro: "L’amore vive su cose fittizie - dice lo scrittore, - ricordi, speranze e aspettative, ciò che è già successo, e ciò che deve ancora accadere", questo genera ansia, inquietudine e malcontento che finiscono per assorbire quanto di originale e unico stava all’inizio della relazione. E il senso di estraneità, ciò che narcotizza il rapporto viene individuato dall’autore nel condizionamento reciproco che porta fatalmente all’allontanamento dall’altro e, peggio ancora, all’allontanamento dal nostro io autentico.
Le parole di Pozzi tagliano: "L’infedeltà non comincia con l’autenticità delle persone, bensì inizia con la sua ricerca. È un viaggio verso quel punto nero dal quale nasce l’essenza dell’individuo. I personaggi si accostano alla verità e, come fanno tutti, una volta intuita, sperano di avere sbagliato a capire". Pozzi ha parlato della necessità, per un buon romanziere, di non identificarsi e proiettare parti di sé nelle opere. Suona strano dopo aver letto il libro perché la narrazione trasuda puri pensieri e conflitti di un vissuto doloroso in cui, ognuno di noi, può perdersi.
Molto palpabile la componente filosofica; nella sua speculazione incessante L’infedeltà ha un impianto lessicale ricercato per realizzare una coerenza di fondo: nobiltà nell’idea e nobiltà nella forma. La vita è a brani, sta a noi non farli stonare. Non ci vuole coraggio per ricreare quell’unità originale, ma un profondo amore per noi stessi, il principio della nostra potenza. È doloroso? Forse ma è autentico. Come il libro.

Pickwick.it
L'infedeltà del “tutto”

Come ogni proverbio che si rispetti, quello che confucianamente regola i comportamenti da tenere con le coppie di coniugi, è perentorio e inappellabile oltreché minaccioso: tra moglie e marito non mettere il dito! Walter G. Pozzi, insensibile all’arcinoto adagio, nel suo romanzo fresco di stampa L’infedeltà, tra moglie e marito oltre che il dito c’infila una serie di dubbi, di angosce, persino di cattiverie, per poi mettersi tranquillamente in un angolo a spiare, non visto, i suoi personaggi muoversi registrandone semplicemente i comportamenti.
Ben guardandosi dal dare giudizi di tipo moralistico, lo scrittore osserva Marzio e Chiara, coppia da molto tempo sposata e da tempo incamminatasi su quel viale del tramonto chiamato routine, e Norma e David, coppia non-coppia dove i due personaggi sono uniti solo da una diversità senza fine, ognuno con un modo di intendere il rapporto agli antipodi rispetto al partner. Risultato, in entrambi i casi, anziché due corpi che si fondono in un’unica anima, quattro disperate solitudini. Persino la copertina del libro, il particolare di un bel quadro di Jack Vettriano, sembra evidenziare il momento di un distacco. Due ballerini avvinghiati in un ballo rovente. Un tango, forse. Però... gli occhi dell’una non sono fissi in quelli dell’altro, come ci si aspetterebbe. Qui la passione è sfumata. Lo sguardo della donna è perso nel vuoto, oltre la spalla del suo amante. E lui fa lo stesso. C’è sicuramente già un’altra storia nella mente di entrambi.

Dopo il bel romanzo d’esordio Il corpo e l’abbandono del ‘97, Walter G. Pozzi ci presenta il suo nuovo lavoro, un’opera senza dubbio più matura, che denota la naturale crescita dell’artista a livello di capacità espressiva e di tecnica narrativa (curiosa l’immagine che dà l’avvio al romanzo, dove uno dei quattro protagonisti scruta, spia lo scrittore mentre scrive di lui, assistendo così alla sua nascita letteraria, al suo personale parto per opera della madre/autore).
Di argomenti interessanti e impegnativi il libro è stracolmo. Pozzi, per nulla intimidito affronta i grandi temi della vita, il tempo che ci scivola tra le dita senza che ci sia data possibilità di fermarlo, la passione amorosa che quanto più è violenta sul nascere tanto più regala cocenti delusioni poi, l’amore che si aggrappa inutilmente a ogni cosa, anche la più instabile, pur di non morire. L’infedeltà. L’infedeltà il cui aspetto puramente fisico sembra essere per lo scrittore quello assolutamente meno importante, il più innocuo. L’infedeltà del pensiero, l’infedeltà del condizionamento reciproco, l’infedeltà verso noi stessi, quando rabbrividiamo davanti allo specchio alla vista della prima ruga, del primo capello bianco, del tempo che scorrendo inesorabilmente ci cambia, ci trasforma, ci prepara al passo che ognuno di noi dovrà prima o poi affrontare. Ma a dispetto delle tematiche, la prosa di Pozzi è agile e spesso irrorata di piacevole ironia, costellata di citazioni colte, di filosofia e di filosofi, di aforismi e pensieri arguti.

Un esempio per tutti: "È incredibile come le caratteristiche che all’inizio ci legano a una persona finiscano per diventare un trito motivo di disaccordo. [...] Il dolce di prima diventa l’appiccicoso di adesso e la piacevole gelosia iniziale diviene una possessività inaccettabile e invadente". Se i personaggi del libro fossero rappresentati come prototipi degli amanti del nostro tempo, il romanzo sarebbe altamente destabilizzante per la sua carica di negatività; in realtà l’autore, usando la penna come una lama tagliente seziona il cadavere di due amori, non degli amori in generale, ma di due particolari amori. Alla fine però, come l’uscita di sicurezza indicata da Silone, appare l’elemento salvifico racchiuso in un semplicissimo, rigenerante gesto di tenerezza. "Quindi abbassa gli occhi e solamente adesso realizza l’importanza della stretta di mano che li ha uniti poco prima nell’auto. Mentalmente asseconda di nuovo quel contatto, pensando che quella, e solamente quella - e dio, forse non è poco - è l’unica certezza che da oggi in poi potrà permettersi. Quella, e niente più. Tutte le altre sono solo cose inevitabili".

Radio City Vicenza
L'infedeltà: l’inganno della coppia
di Alessandro Scandale

Due sorelle, Chiara e Norma, vivono le loro relazioni d’amore in maniera totalmente opposta, al fianco dei compagni Marzio e David. La prima è inserita in un ménage all’apparenza comune e rassicurante, suggellato da una unione ufficialmente riconosciuta, la seconda e più giovane donna, invece, si consuma in un rapporto squilibrato, all’interno del quale ha la sensazione di dare molto e di ricevere poco in cambio, almeno secondo i parametri da lei stessa costruiti. Partendo da queste premesse, Walter G. Pozzi racconta in L’infedeltà una storia di sentimenti e di emozioni intense che percorrono l’arco lungo di una vita, attraversata da eventi ora banali, ora pregnanti, un po’ come lo sono tutte le altre vite. Ma lo fa, e qui risiede il suo grande pregio, con una prosa leggera, e al tempo stesso con la lucida analisi di un maestro.

La storia di Chiara, Norma, Marzio e David è in realtà una storia comune, non ha nulla di straordinario o di speciale, ma a renderla degna di nota sono gli innegabili meriti del romanzo, la capacità di analisi introspettiva che lo pervade, i sottili equilibri, le grandi domande sulla solitudine, sulle illusioni e disillusioni, sui tradimenti e le menzogne, sul gioco delle maschere che tutti, indistintamente, indossiamo, quasi fossero una naturale appendice del nostro essere. È possibile la felicità a questo mondo, e ancor più in un rapporto a due, oppure è soltanto un sogno venduto al supermarket della vita, preconfezionato da noi stessi per autocompiacimento? E che cos’è l’identità, la nostra come quella delle persone che ci vivono accanto, è quello che noi crediamo, o vogliamo vedere, o piuttosto soltanto una facciata ingannatrice, che cela un lato d’ombra che nessun altro potrà mai conoscere? E la fedeltà è, nel linguaggio dei benpensanti, una questione di maturità e di responsabilità, oppure è solo la paura di abbandonarsi al fascino dell’ignoto e del nuovo che immancabilmente, prima o poi, incrociamo nel nostro cammino?
Forse il senso del romanzo è nelle parole di Marzio, intrise di un’amara e lucida consapevolezza: "[...] soltanto l’inganno tiene insieme le coppie, perché non conoscersi a fondo diventa un bene [...] l’infedeltà è proporre al compagno false maschere, anche se alla fine bisogna capire quanto l’altro contribuisca alla formazione della maschera. Si tende a vedere nell’altro il proprio ideale, lo si cerca e, forse, di riflesso, lo si trova". È dunque l’idealizzazione romantica il killer dell’amore? Una domanda che, in apparenza, genera un paradosso, ma come ben sa chi coltiva l’arte del dubbio, il paradosso è lo scenario che spesso il destino sceglie per indicarci la via. Un romanzo bellissimo, finemente psicologico, un lampo di luce sui misteri insondabili dell’animo umano.

La Repubblica
Sull’amore del Duemila
di Luciana Sica

Marzio e Chiara, David e Norma. Due coppie, una di vecchia data, regolare, l’altra giovane e scompigliata. Risultato: l’infedeltà. Ma con i tradimento coniugali ha poco a che fare questo romanzo sull’amore nel Duemila. In gioco è piuttosto la fedeltà con se stessi, con i propri ideali che inevitabilmente si scontrano con la routine della vita a due. Il narratore è invadente e onnipresente, ma sorretto da un registro linguistico denso, mai sciatto. E sembra ricordare a ogni pagina: l’unica regola da accettare è l’ambiguità.

Il Giorno
Quando l’infedeltà diventa letteratura
di Matteo Brizzi

In 259 pagine sono raccontati in maniera lucida e tagliente i temi dell’infedeltà e dell’intreccio amoroso. Una storia fiorita e cullata dal dondolio del treno e dall’inevitabile congelamento del tempo, dove Marzio, uomo ligio alle regole ma debole di carattere, interroga il suo io sui cambiamenti del corpo e dello spirito. La splendida moglie, Chiara, invece resta in rigoroso silenzio, essendo a conoscenza del fatto che è lei la causa del travaglio del marito. Intanto Norma, sorella di Chiara, e David, il suo amante, si scontrano con altri insormontabili problemi: lei nella ricerca ossessionata di un amore convenzionale, lui contro le leggi prestabilite dalla società, inaccettabili a suo modo di vedere. E tutto nasce intorno all’infedeltà vista sotto due punti diversi: quella del corpo e della mente. Il finale del libro si rivela inaspettato.

Il Resto del Carlino
Un tessuto doloroso
di Rossella Martina

Un tessuto doloroso e complesso composto dalle storie di due (tre) coppie dannate dal desiderio di stabilità, di certezze e al tempo stesso tentate dalla fuga, dal tradimento, dal non esserci. Pozzi si immerge con il suo importante bagaglio culturale nell’analisi dell’amore con tutte le trappole psicologiche e filosofiche che questo tende, rintracciando nel gomitolo un filo che serve a tessere la trama: la vicenda di Marzio e Chiara intrecciata a quella della sorella di Chiara, Norma, e del suo uomo David. Passione, affetto, ma anche segreti che alloggiano nel profondo e possono essere portati alla luce solo da eventi traumatici. O dall’immaginazione.

 

 

 

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